QUANDO LA QUALITÀ SI FERMA AL CANCELLO
NORME UE E DOPPI STANDARD
Giuseppe Milazzo: «Credo che la sicurezza alimentare non possa fermarsi alla dogana».

Parto da un dato che spesso ripetiamo come un mantra: le norme europee sui residui fitosanitari sono le più severe del pianeta. È un vanto, è una tutela, è il nostro biglietto da visita.
Ma è anche una verità a metà.
Perché se è vero che in Europa non possiamo usare determinate sostanze, è altrettanto vero che possiamo importare cibo trattato con quelle stesse sostanze. Entra dalla frontiera, finisce sugli scaffali e nel piatto dei consumatori europei.
E qui nasce il paradosso. Anzi, l'ingiustizia.
Viviamo in un sistema a due velocità: da un lato l'agricoltore europeo, che rispetta regole rigide, sostiene costi maggiori e subisce una concorrenza sleale. Dall'altro, prodotti importati che possono permettersi di usare fitofarmaci vietati, semplicemente perché vengono prodotti fuori dai nostri confini.
Lo dicono i rapporti ufficiali: ogni anno, migliaia di tonnellate di prodotti agroalimentari che entrano in Europa contengono residui di sostanze non autorizzate nella UE. Parliamo di pesticidi che qui sono banditi perché considerati cancerogeni, o tossici per il sistema endocrino.
Eppure, attraverso i porti di Rotterdam, Amburgo o Genova, questi prodotti passano.
Non parlo di allarmismo, parlo di evidenza scientifica. E parlo di coerenza. Perché se una sostanza è troppo pericolosa per un agricoltore italiano, dovrebbe esserlo anche per un consumatore italiano che mangia una mela coltivata in un paese extraeuropeo.
La salute non può dipendere dalla latitudine.
Cosa serve? Non nuove leggi. Le leggi ci sono. Serve volontà politica e serve organizzazione.
Servono controlli più rigorosi alle frontiere. Oggi le autorità doganali hanno mezzi limitati e personale sottodimensionato. Si controlla a campione meno del 5% delle partite.
È una percentuale ridicola, se pensiamo ai volumi in gioco.
Ma non basta fermarsi ai porti. Occorre rafforzare i controlli anche nei punti di distribuzione, nella grande distribuzione, nei mercati all'ingrosso. Perché se una partita sfugge alla frontiera, deve essere intercettata prima di arrivare al consumatore.
Dobbiamo chiedere all'Europa più armonizzazione, più risorse per l'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e più trasparenza sulle importazioni. E dobbiamo farlo senza ipocrisie: il cibo low-cost ha un prezzo, e non è solo quello che paghiamo alla cassa.
Concludo con una domanda: vogliamo davvero un'Europa che protegge i suoi cittadini solo finché i prodotti nascono dentro i suoi confini?
Io credo che la sicurezza alimentare non possa fermarsi alla dogana.
Giuseppe Milazzo
Maestro del Lavoro
Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy



