SI CHIAMA GELATO E RACCONTA UNA STORIA STRAORDINARIA
Con il crescente riconoscimento globale di questo alimento, preservarne il nome originale diventa un atto di responsabilità
Luigi De Luca: «Non è solo una questione linguistica. La cultura quando viene difesa senza compromessi, riesce a farsi riconoscere e rispettare a livello internazionale».

Questo articolo evidenzia perché la parola gelato non dovrebbe essere tradotta con ice cream, sottolineando l'identità culturale, tecnica e artigianale che distingue il gelato italiano dagli altri prodotti congelati. Attraverso decenni di esperienza nella promozione internazionale, l'autore riflette sull'importanza di tutelare la terminologia che definisce un intero mestiere. Con il crescente riconoscimento globale del gelato, preservarne il nome originale diventa un atto di responsabilità culturale. Difendere la parola gelato significa, in ultima analisi, difendere la professione, la tradizione e il patrimonio che rappresenta.
Mai degradare il gelato
Perché la parola "gelato" non deve essere tradotta.
Nel mondo della gastronomia esistono parole che non sono semplici termini tecnici, ma veri e propri patrimoni culturali. "Gelato" è una di queste. Tradurre automaticamente la parola gelato con ice cream non è un gesto neutrale: è una semplificazione che rischia di cancellare identità, storia e valore artigianale.
Il gelato nasce come prodotto artigianale italiano, sviluppato attraverso secoli di tecnica, studio delle materie prime e cultura del servizio. La sua struttura, la percentuale di aria incorporata, il bilanciamento degli ingredienti e persino la temperatura di servizio lo distinguono chiaramente dall'ice cream, categoria molto più ampia e spesso associata a produzioni industriali. Ridurre tutto questo a una semplice traduzione equivale a livellare una tradizione specifica all'interno di una definizione generica.
Nessuno traduce "Espresso" con coffee, né "Pizza" con flatbread, né "Prosciutto" con ham, e neppure "Spaghetti" con "noodles". Immaginate, nel campo culturale, chiamare "Giuseppe Verdi" Joseph o Joe Greens. Non bisogna spiegare o cercare anche una traduzione anche per la Granita. La traduzione più corretta non è "slush" o "slushie", perché non sono equivalenti.
In inglese si usa direttamente il termine italiano: granita. Oppure, quando serve chiarire: italian granita oppure (se si conosce metodo e ingredienti) Sicilian granita.
Esempio: Sicilian granita with almond and brioche o Traditional Italian lemon granita. Come per "gelato", la parola granita è ormai riconosciuta internazionalmente e non dovrebbe essere tradotta con termini generici come slush ice, che indicano prodotti diversi o poveri.
Ormai fa parte dei nomi italiani anche in ristoranti stellati di tutto il mondo. Certo non cercano una traduzione quanto a spiegarne la bontà e la tradizione.
Queste parole sono state preservate proprio perché rappresentano qualcosa di unico e riconoscibile nel mondo. Il gelato merita lo stesso rispetto linguistico e culturale. Tradurre il termine non facilita la comprensione: al contrario, genera confusione e contribuisce a perdere la distinzione tra prodotto artigianale e prodotto industriale.
Per chi ha dedicato la propria vita alla diffusione del gelato artigianale all'estero, questa non è una riflessione teorica, ma un'esperienza vissuta. Ci sono stati anni in cui parlare di gelato significava trovarsi davanti all'incomprensione, quando non addirittura al rifiuto: vetrine ignorate, clienti che non riconoscevano il valore di un prodotto allora poco conosciuto. Nonostante questo, non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, sul nome e sull'identità del prodotto, continuando a difendere la parola gelato anche quando sarebbe stato più semplice adattarsi e chiamarlo semplicemente ice cream.
Oggi, dopo anni di lavoro, studio e diffusione culturale, il risultato è evidente: sempre più persone viaggiano in Italia per cercare il Gelato, non l'ice cream. Hanno imparato a riconoscerne la differenza, la qualità e la storia.
Il percorso di difesa e promozione del gelato artigianale nel mondo ha portato anche a importanti riconoscimenti istituzionali, dal riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni australiane e della Royal Agricultural Society, fino all'onore della nomina a Cavaliere della Repubblica Italiana. Non si tratta di un risultato personale, ma del segno concreto che la cultura del gelato, quando viene difesa senza compromessi, riesce a farsi riconoscere e rispettare a livello internazionale.
All'estero, e con particolare evidenza anche in Australia, diverse aziende del settore ice cream hanno iniziato negli anni a utilizzare, talvolta sfruttare, la parola gelato come leva commerciale, riconoscendone il crescente valore percepito dal pubblico. Questo fenomeno si è intensificato soprattutto dopo la metà del 2004, quando l'aumento della domanda di gelato artigianale italiano, anche grazie a specifiche attività di promozione e divulgazione, ha reso evidente quanto il termine gelato rappresenti per i consumatori un sinonimo di qualità, tradizione e artigianalità.
La vera sicurezza culturale è quando riesci a spiegare il gelato senza avere bisogno di tradurlo. Questo accade quando la tua presenza stessa cambia il vocabolario del banco. Molti gelatieri italiani non hanno mai davvero studiato la differenza tecnica, l'hanno sempre data per scontata; e quando qualcosa è scontato, non si sa più raccontare.
Per chi ama veramente il gelato, non è solo un prodotto. È identità. È tecnica. È storia. È orgoglio silenzioso. Quando un italiano traduce "gelato" in "ice cream" per insicurezza, sta facendo una cosa sottile: sta chiedendo permesso per qualcosa che il mondo già riconosce.
Se sai davvero cos'è il gelato, non hai bisogno di tradurlo.
Lo spieghi. Lo fai assaggiare. Lo servi alla temperatura giusta. E la parola resta quella.
Se questa estate molti stranieri entreranno nelle vostre gelaterie e diranno: "This is ice cream." sorridete e rispondete con naturalezza:
"Actually, this is Italian gelato. It's different from ice cream ... it's lower fat, served creamer, more flavour."
In quel momento non correggete per umiliare ma includete, restituite dignità e allo stesso tempo proteggete il termine. La vostra diventa una leadership naturale, non autoritaria.
Non abbiate paura di spiegare ai clienti... sono venuti apposta da voi per avere un Gelato.
Perché il punto vero è questo: non difendete una parola. Difendete un mestiere.
Note Tecniche
Nel nostro mestiere le parole non sono neutre.
Ice cream e Gelato non sono sinonimi tecnici.
Ice cream
• alta percentuale di grassi per lunga conservazione
• overrun elevato da ciclo continuo
• servizio intorno ai -18°C con scoop
Gelato
• bassa percentuale di grassi e breve conservazione
• overrun contenuto da mantecatore
• servizio tra -11 e -13°C con spatola
Non è una questione linguistica. È struttura, equilibrio, identità di prodotto. Se siamo Artigiani, la precisione dovrebbe essere il nostro primo ingrediente.
Cav. Luigi De Luca OMRI
Community & Business Facilitator
Tutela e Diffusione Made in Italy


