I DOLCI DELLA FESTA DI SANT’AGATA
Giuseppe Milazzo ci racconta una storia straordinaria fatta di devozione, simboli e tradizione secolare
«La Festa di Sant’Agata è un’esperienza totalizzante: si vive con gli occhi, con lo spirito, con il cuore...e, infine, con il palato».

Desidero parlarvi di un aspetto della Festa di Sant’Agata che va oltre le maestose processioni, le emozionanti "candelore" e il bianco dei sacchi camici dei devoti. È un aspetto che coinvolge i sensi, in particolare il gusto, e che racconta una storia fatta di devozione, simboli e tradizione secolare: i dolci agatini.
Una storia che si perde nel buio dei secoli
Dal 3 al 5 febbraio, Catania non si veste solo di luci e fede, ma anche di profumi irresistibili che emanano dalle pasticcerie. Questi dolci non sono semplici leccornie; sono veri e propri ex voto dolciari, simboli di gratitudine e di una identità profondamente legata alla storia della Martire.
Il più emblematico è senza dubbio la "Minnuzza" o "Minni di Sant’Àjita".
Queste sono piccole cassatine a forma di seno, realizzate con pan di spagna, ricotta di pecora, canditi e glassa di marzapane bianco, sormontate da una ciliegia candita. Sono il riferimento diretto e commovente all’atroce martirio subito da Agata, alla quale furono strappate le mammelle. Ma nel segno della dolcezza e della rinascita, i catanesi trasformano quel simbolo di violenza in un atto d’amore e di devozione.
Offrire o mangiare una "minnuzza" è un gesto carico di significato: è un modo per ricordare il sacrificio della Santa, ma anche per celebrarne la protezione, soprattutto per le donne e le madri.
Poi c’è “l'Olivetto", un dolce di pasta di mandorla verde a forma di piccola oliva. Ricorda la leggenda secondo cui, mentre Agata era in fuga dai suoi persecutori, si fermò per allacciare un calzare e in quel punto nacque un ulivo. Simboleggia quindi la pace, la speranza e la protezione divina anche nei momenti di fuga e pericolo.
Ma perché questi dolci sono così importanti per la festa?
Perché rappresentano il "gusto della memoria". In una festa così intensa e partecipata, dove la città si stringe attorno alla sua Patrona, questi sapori diventano un linguaggio comune. Sono il cibo dell’offerta, della richiesta di una grazia, del ringraziamento.
Sono il modo in cui la devozione entra nelle case e si condivide in famiglia. Pastai e fornai iniziano la loro produzione con settimane di anticipo, e per i catanesi acquistarli è un rito irrinunciabile.
La Festa di Sant’Agata è un’esperienza totalizzante: si vive con gli occhi, con lo spirito, con il cuore... e infine, con il palato.
Questi dolci, nella loro semplicità e nel loro profondo simbolismo, sono la traduzione in zucchero e mandorla di una fede viscerale.
Sono il ponte tra la grandiosità della festa pubblica e l’intimità della devozione privata. Ci ricordano che la tradizione, a Catania, passa anche per un morso dolce che sa di storia, di coraggio e di amore infinito per la propria Santa.
Giuseppe Milazzo
Maestro del Lavoro
Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy



