GUSTO AUTENTICO MA SENZA ALCOL
Giuseppe Milazzo: «Se propongo un dealcolato, questo deve raccontare comunque il vitigno, il territorio, la sapienza enologica.
Deve essere un prodotto specifico nella sua categoria, non un vino senza alcol qualunque».

I Vini Dealcolati é un tema che sta accendendo un dibattito nel mondo del vino. Spesso, in questi dibattiti, si finisce per schierarsi. Io, invece, vorrei proporvi di cambiare prospettiva.
Partiamo da un dato di fatto: i consumi si stanno trasformando. In particolare, le nuove generazioni - i Millennials e la Generazione Z - si avvicinano al consumo con una mentalità diversa dalla nostra. Per loro, l'alcol non è più il centro della convivialità, ma spesso un limite. Cercano esperienze autentiche, benessere, leggerezza. Cercano occasioni di consumo che il vino tradizionale, con la sua gradazione alcolica e il suo immaginario a volte percepito come "ingessato", fatica a intercettare.
In questo scenario, di fronte al calo dei consumi, molti vedono i dealcolati come una minaccia o un'alternativa al vino tradizionale. Io credo che sia un errore.
I vini dealcolati non sono un'alternativa. Sono una possibile estensione dell'offerta.
Pensiamo alla metafora della casa. Il vino tradizionale è il salotto: è il luogo della celebrazione, della cena importante, del territorio e della tradizione. È solido, è la nostra storia. Ma un'abitazione non è fatta solo del salotto. Ha bisogno di una terrazza, di un giardino, di spazi informali dove accogliere chi, in quel momento, non vuole o non può entrare nel salotto.
Il vino dealcolato è quella terrazza.
È lo strumento che permette a un'azienda o a un ristoratore di non perdere occasioni di consumo preziose: il pranzo infrasettimanale dove domani c'è la sveglia all'alba, l'aperitivo delle 18.00 con chi non beve alcol, o il momento conviviale con un pubblico giovane che vuole sentirsi incluso senza sentirsi giudicato.
Certo, la sfida è tecnica. Non possiamo permetterci di abbassare la qualità. Il consumatore di oggi è esigente: non accetta surrogati.
Se propongo un dealcolato, questo deve raccontare comunque il vitigno, il territorio, la sapienza enologica. Deve essere un prodotto autentico nella sua categoria, non un "vino senza alcol" qualunque.
Chiudersi a questa evoluzione significa rischiare di rimanere a parlare solo con chi è già nel salotto, mentre fuori, sulla terrazza, si affolla una generazione intera che vuole bere in modo diverso.
L'innovazione non è tradire le proprie radici.
L'innovazione è piantare nuovi vigneti per far crescere il futuro del settore.
I dealcolati, se fatti bene, non sono il nemico del vino. Sono il ponte che permette al vino di attraversare il cambiamento.
Giuseppe Milazzo
Maestro del Lavoro
Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy



