L'IA E IL VINO: LA GUIDA DIGITALE PER UN'ESPERIENZA ANTICHISSIMA


Giuseppe Milazzo: «Il vino finisce nel calice, lo si osserva, lo si annusa e lo si porta alle labbra. Che l'abbia scelto un algoritmo, un amico o il nostro istinto, il momento della verità è lì».

Quando si parla di vino e di intelligenza artificiale, molti immaginano uno scenario da fantascienza: un robot che ci dice cosa bere, togliendo il romanticismo e il mistero dalla scelta. Ma io, come esperto di degustazione, vi invito a guardare questa novità da un’altra prospettiva.

Queste nuove applicazioni non vogliono sostituire il sommelier, né tantomeno il piacere della scoperta. Sono, piuttosto, delle lenti d'ingrandimento. Ci permettono di avere in tasca un database di informazioni specifiche: l'annata, il vitigno, le recensioni, persino gli abbinamenti suggeriti. Questa è la parte tecnica, la "carota" che incuriosisce e che farà parlare il pubblico.

Ma il vero punto, il particolare che trovo affascinante, è un altro. Io credo che questa tecnologia sia quasi una "scusa" per tornare a una cosa molto più semplice e autentica: l'assaggio.

 

Pensateci

Il gesto è sempre lo stesso. Il vino finisce nel calice, lo si osserva, lo si annusa e lo si porta alle labbra. Che l'abbia scelto un algoritmo, un amico o il nostro istinto, il momento della verità è lì. È in quel sorso che si gioca tutto. L'app può suggerirci il vino perfetto sulla carta, ma il nostro palato, le nostre emozioni, sono sovrane.

 

E qui si apre il bello

Non esiste un giudizio universale. Se un assaggio non ci convince, la scelta migliore è una sola: si cambia bottiglia. È un atto di libertà, un'affermazione del nostro gusto personale. L'intelligenza artificiale non deve essere un giudice severo, ma un maggiordomo attento.

 

E se invece il vino ci convince parecchio, se quella bocca è memorabile, allora la situazione si ribalta. In quel momento, non siamo solo noi ad apprendere. L'algoritmo avrà una nuova informazione da archiviare, un nuovo dato da ricordare per la prossima volta.

Diventiamo noi i maestri, i sommelier che insegnano alla macchina.

 

In conclusione, il futuro dell'enologia digitale non è un'autostrada senza sorprese, ma una mappa che ci suggerisce sentieri nuovi, per poi lasciarci liberi di esplorare. La vera innovazione, quindi, non sta nella precisione del dato, ma nel fatto che questa tecnologia ci ricorda che la scelta del vino è, prima di tutto, un atto sensoriale e umano. Seguite il consiglio dell'app, affidatevi a un sommelier o scegliete a caso: l'importante è che ogni calice sia un'esperienza.




Giuseppe Milazzo

Maestro del Lavoro

Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy