L’ANIMA DELL’ETNA NEL CALICE: CARRICANTE, NERELLO MASCALESE E LO SPIRITO DELLA MONTAGNA


Giuseppe Milazzo: «Da appassionato di vini vulcanici, ho voluto testare personalmente un’esperienza che ho vissuto durante una degustazione dedicata ai vini di questo territorio. Una denominazione, che racconta la filosofia: il paesaggio, le radici, la memoria».

Da appassionato di vini vulcanici, ho voluto testare personalmente un’esperienza che ho vissuto durante una degustazione dedicata ai vini dell’Etna. Una denominazione, che già racconta la filosofia: il paesaggio, le radici, la memoria.
 

Partiamo dal Carricante

Spesso viene definito un bianco “di attesa”. Sapete cosa significa? Che non si rivela subito, che all’inizio può sembrare quasi timido, lineare.

Ma la degustazione ha confermato esattamente il contrario – o meglio, ha confermato la profondità di questa definizione. Perché con il tempo, anche pochi anni di bottiglia, il Carricante si trasforma. Ho ritrovato note che vanno oltre l’agrumato fresco: sentori di erbe secche, di pietra focaia, quasi di miele di castagno. Un’evoluzione profonda, sorprendente, che racconta la verticalità del vulcano. Non è un vino che chiede fretta: chiede pazienza, e ripaga chi sa aspettare.
 

Dall’altra parte, il Nerello Mascalese

Qui non c’è “attesa”: c’è una dichiarazione d’intenti immediata. Si conferma come interprete raffinatissimo del territorio etneo. Nel calice ho ritrovato quella sottile tensione tra eleganza e forza che solo le lave antiche sanno dare. I tannini sono fini, la freschezza è viva, e il frutto – ciliegia, lampone, ma anche sottobosco – è perfettamente integrato con una speziatura vulcanica. È un vino che sa di pendio, di altitudine, di escursione termica.


Ecco, questo racconto di due varietà così diverse ma complementari è perfettamente coerente con lo spirito del vino dell'Etna. Perché i vitivinicoltori non fanno solo vino: preservano il paesaggio terrazzato, lottano contro l’abbandono, valorizzano le varietà autoctone senza stravolgerle. Il loro lavoro restituisce nel calice l’identità autentica dell’Etna – non una cartolina, ma la montagna viva, con le sue ceneri, le sue ginestre e la sua gente.
In conclusione: se cercate un bianco che vi insegni ad aspettare, scegliete il Carricante.

Se cercate un rosso che vi racconti la grazia vulcanica, scegliete il Nerello Mascalese.

Ma soprattutto, scegliete di ascoltare quello che il calice ha da dire. Perché l’Etna, quando è ben interpretato, non si beve e basta: si vive. 



Giuseppe Milazzo

Maestro del Lavoro

Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy