IL CIELO DI CENERE: L'ETNA FERMA LA CITTÀ?
E NOI ACCENDIAMO LA CUCINA!
Catania e la Sicilia si bloccano sotto il respiro del vulcano.
Un disagio che costringe alla lentezza e ricorda l'ingrediente segreto della nostra terra

Catania nei giorni scorsi si è svegliata di nuovo sotto un mantello scuro. Non è la neve ovattata del nord, ma la voce ruvida e prepotente dell'Etna.
L'aeroporto si è fermato, le strade svuotate, i tergicristalli hanno graffiato i vetri nel tentativo vano di spazzare via quella polvere nera, fine e onnipresente, che si insinua in ogni fessura della nostra quotidianità. La città paralizzata, costretta a una pausa forzata sotto una pioggia che non bagna, ma sporca.
Eppure, in questi momenti di immobilità e frustrazione, c'è un luogo dove la cenere assume un significato completamente diverso: la cucina.
Esiste un filo invisibile, ma indissolubile, che lega questo cielo nero all'oro che portiamo in tavola. La stessa cenere che costringe a chiuderci in casa e blocca nel traffico, è il respiro vitale del nostro terroir.
È il paradosso più affascinante della Sicilia orientale: il vulcano distrugge e interrompe, ma allo stesso tempo nutre e crea.
Ogni granello di questa polvere è un concentrato di minerali (ferro, magnesio, potassio) che nei secoli ha reso i terreni etnei tra i più fertili al mondo.
Se oggi possiamo godere del verde smeraldo e del gusto inconfondibile del Pistacchio di Bronte, della dolcezza asprigna dell'Arancia Rossa, o dell'eleganza minerale di un calice di Nerello Mascalese, il merito è proprio di questa "pioggia nera" che oggi malediciamo.
Ma la connessione non è solo agricola, è anche squisitamente culinaria.
Quando la città si blocca, il tempo cambia ritmo.
Si è costretti a restare a casa. E quale rifugio migliore dei fornelli per esorcizzare l'attesa? C'è una tecnica antica, povera ma di una raffinatezza estrema, che ci ricorda come trattare ciò che sembra solo scarto: la cottura sotto cenere.
Patate, cipolle, tuberi, persino alcune forme di pane, un tempo venivano adagiati sotto le ceneri calde del focolare. La cenere protegge, isola, cuoce dolcemente senza aggredire, restituendo sapori concentrati, terrosi e primordiali.
In queste settimane l'Etna ci ha messo sotto una "campana di cenere". Ci ha chiesto di fermarci, di rallentare.
Forse il modo migliore per affrontare questi disagi, per quanti ovviamente ne hanno la possibilità in quanto non hanno impegni di viaggio, scadenze e coincidenze, è prendere spunto da quella sapienza contadina: usare il tempo sospeso per tornare a una cucina lenta.
Un ragù che sobbolle ore mentre fuori tutto tace, un impasto che lievita senza la fretta di dover correre a prendere un aereo che, tanto, non partirà.
E mentre si aspetta che le strade tornino a brillare al sole e che la normalità riprenda il suo corso, guardiamo quella polvere nera con occhi diversi.
Non è solo sporco da lavare via; è l'identità più profonda e complessa della nostra terra. È il prezzo da pagare per vivere nel giardino più fertile e vulcanico del mondo.
Federica Guglielmino
Chef
Social Media Manager Ristoworld Italy



