ASTI ROSÉ: IL CORAGGIO DELL'UNICITÀ
Giuseppe Milazzo: «Oggi, grazie a questa nuova tipologia, le aziende hanno finalmente la possibilità di modulare
il residuo zuccherino in base alle proprie scelte stilistiche».

Una novità che, credo, segnerà un piccolo ma significativo spartiacque nel panorama delle nostre Denominazioni. Signore e signori, l'Asti Rosé è ufficialmente realtà.
Dopo anni di attese, discussioni e sperimentazioni, il nuovo prodotto è finalmente entrato nel vivo dell'iter burocratico, con l'imbottigliamento che potrà partire già trenta giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ma al di là della data, ciò che conta davvero è il prodotto in sé: un vino che osa l'inosabile, unendo due regine del Piemonte aromatico.
Analizziamo la ricetta. L'Asti Rosé non è né un Asti tradizionale né un Brachetto d'Acqui, ma un blend che ne esalta il meglio.
Parliamo di numeri: la base sarà composta per il 70% al 90% da uve Moscato Bianco, quelle storiche destinate all'Asti Docg. A completare l'opera, troviamo per il 10% al 30% uve Brachetto, quelle che tradizionalmente alimentano il Brachetto d'Acqui Docg.
Questa percentuale non è casuale.
Il Moscato porta la struttura, la fragranza classica e quella persistenza aromatica che lo rende celebre in tutto il mondo.
Il Brachetto, invece, entra in gioco per regalare quella sfumatura floreale intensa, quella lieve nota di rosa canina e, soprattutto, quella tonalità cromatica che giustifica il nome "Rosé".
È un matrimonio che unisce due mondi aromatici distinti, creando un equilibrio inedito.
Ma la vera rivoluzione, secondo me, non sta solo nell'uva, ma nella libertà che questo nuovo disciplinare concede al produttore.
E qui arriva il punto di forza strategico: l'Asti Rosé potrà essere proposto in tutte le varianti, dal dolce fino all'extra brut. Questa è una svolta enorme. Per anni, il Moscato è stato spesso ingabbiato nell'idea del "dolce da meditazione", mentre il Brachetto in quella del "frizzante facile".
Oggi, grazie a questa nuova tipologia, le aziende hanno finalmente la possibilità di modulare il residuo zuccherino in base alle proprie scelte stilistiche. Chi vuole un prodotto morbido, adatto al mercato estero che cerca la tipicità dolce, potrà farlo. Chi, invece, vuole puntare sulla tendenza attuale dei vini secchi e complessi, potrà proporre un extra brut dalla freschezza sorprendente, dove l'aromaticità dei vitigni viene esaltata dall'assenza di zucchero.
È una personalizzazione che apre le porte a mercati diversissimi tra loro, dall'Europa del Nord agli Stati Uniti, fino ai consumatori italiani più evoluti.
Concludo con un dato di fatto: questa nuova tipologia costituisce un rarità nel panorama italiano.
È l'unico caso in cui due vitigni aromatici di tale prestigio vengono messi insieme in un progetto di spumantistica. Non è un semplice "taglio" per fare volume; è un'operazione culturale che guarda al futuro.
Mettendo insieme la tradizione del Moscato e l'eleganza del Brachetto, l'Asti Rosé offre alle aziende uno strumento nuovo per raccontare il Piemonte. Uno strumento versatile, moderno, e profondamente radicato nel territorio.
Giuseppe Milazzo
Maestro del Lavoro
Sommelier e Componente del Consiglio Direttivo Ristoworld Italy



